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Il sistema nautica da diporto   (11.05.05)

Nel corso degli anni, al fine di fissare nuovi presupposti per favorire lo sviluppo del settore della nautica da diporto, il legislatore ha emanato una serie interminabile di provvedimenti producendo sensibili modifiche al quadro normativo che regola questo comparto. Il risultato? Uno scenario in costante mutamento e una burocrazia sempre più intricata, non fosse altro perché resa ancora più complessa dall'accavallarsi di nuove leggi, regolamenti e decreti sempre provvisori o in corso di emanazione.

  

Al di là delle buone intenzioni, che immaginiamo non siano mai venute meno, nei fatti l'approccio al problema è sempre stato piuttosto parziale. Si è agito su limiti e prescrizioni, rilassandoli o inasprendoli, per poi mettere tutto di nuovo in discussione con una legge successiva, talvolta "sfiorando" il paradosso.

  

Se la scelta fosse stata quella di agire coerentemente su tutte le principali componenti del “sistema diporto”, sarebbe stato possibile incidere in modo organico su tutti quei fattori che concorrono a porre limiti ed impedimenti a quello che, non fosse altro che per i confini geografici, dovrebbe essere il naturale sviluppo della nautica da diporto nel nostro paese. Diciamolo, è sempre mancato un progetto di più ampio respiro, più ampio di quello di una legislatura.

 

Proviamo a valutare il tutto sotto il profilo culturale.

 

La cultura dovrebbe rappresentare l'elemento centrale del sistema, e pure nei fatti non se n'è mai tenuto conto. Non c’è mai stata legge o decreto che abbia riconosciuto un “ruolo” alle numerose scuole nautiche sparse sull’intera penisola. Non è mai stato  varato alcun progetto di comunicazione che potesse stimolare il ri-lancio della cultura dell’andar per mare. Non si è mai nemmeno pensato di realizzare il "bignami del buon diportista", nonostante la selva normativa fosse divenuta ogni giorno più aggrovigliata, contorta e controversa. Niente! Ci viene in mente un solo caso, quello relativo ai “quaderni della nautica” pubblicati dal Ministero in questi ultimi anni. Guardatevi l’edizione del 2004: 4 foto, 2 poesie ed un fine lavoro di copia e incolla di direttive, regolamenti e codici.  Davvero un bel modo di fare cultura!

L’unico metodo che si è trovato per comunicare con i diportisti rimane sempre e comunque lo stesso: le numerose motovedette che incrociano lungo i nostri litorali.

Guardiamo anche alle vigenti disposizioni sulle dotazioni di sicurezza.

La legge prevede che più si naviga in vicinanza della costa e meno sono le dotazioni che è necessario tenere a bordo. Le dotazioni imbarcate debbono essere appropriate alla navigazione che si intende intraprendere, così dice la legge. Si è parlato di un nuovo modo di dialogare con il diportista, di un forte richiamo al senso di responsabilità di ciascuno, mentre, in realtà, lo scopo è diverso: si può chiedere a chi spende 20.000 € per acquistare un gommone di spenderne altri 3.000 per le dotazioni di sicurezza? Le dotazioni rappresentano un disincentivo, il mercato vuole esattamente l’opposto.

E’ vero che se si esce dal porto per andare a fare il bagno in una caletta ha poco senso portarsi dietro l’EPIRB, ma è altrettanto vero che, da un punto di vista culturale, questo approccio tende a radicalizzare ancor più il concetto che più si è vicini alla costa più si è sicuri.

Poco importa che la caletta in questione sia a quindici e più miglia dal sorgitore  protetto più vicino, che le condizioni meteo potrebbero peggiorare e che, vista la mala parata, possa essere necessario guadagnare il largo per scampare al peggio. Si è arrivati addirittura a ritenere che la bussola entro le sei miglia dalla costa possa essere considerato un accessorio opzionale.

Se poi a questo aggiungiamo che la patente è necessaria solo se si superano le fatidiche 6 miglia o se, all’interno di questa fascia, si conducono imbarcazioni con una potenza installata superiore ai 40,8 CV (per semplicità omettiamo il discorso delle cilindrate), il messaggio è assolutamente chiaro: se si dispone di un motore poco potente, entro le sei miglia non è necessario ne saper tracciare una rotta, ne sapere come si governa una barca.

Di pari passo è stato rilassato anche il programma d'esame per il conseguimento dei due diversi tipi di patente e modificato il loro campo d’azione. Infatti, una volta c’era la patente entro le 6 miglia e quella senza alcun limite dalla costa. Oggi c’è quella entro le 12 miglia e quella senza alcun limite dalla costa.

Non si è pensato di trovare un modo per consentire al neo-diportista di conseguire un “brevetto” tagliato sulle sue reali necessità. No, è stato messo a punto un programma di esami semplificato e una volta in possesso della patente è possibile condurre qualsiasi cosa, dal gommone di 4 metri al motor yacht di 20!

Un approccio simile a quello delle dotazioni e delle patenti è stato tenuto anche nei confronti delle immatricolazioni. Non si è pensato di trovare un modo per rendere le procedure di immatricolazione più snelle, no, si è pensato di estendere i limiti della non immatricolazione. E’ più semplice rilassare dei limiti che mettere mano all’apparato burocratico.  Infatti, recentemente il limite oltre il quale una unità da diporto deve essere immatricolata è stato fissato a 10 metri, sia per le unità a vela sia per le unità a motore. Per tutte le unità di lunghezza minore o uguale a 10 metri, se utilizzate in navigazione fino a 6 miglia dalla costa, ovvero fino a 12 miglia per quelle abilitate, non è più necessaria l’immatricolazione. Il numero delle imbarcazioni che navigano senza alcun codice identificativo va via via aumentando. Oltre alle nuove unità, vanno considerate anche le vecchie imbarcazioni che rientrano nei nuovi limiti e per le quali è stata o sarà richiesta la cancellazione dai registri con la conseguente rimozione della “targa” dallo scafo.

 

La fascia costiera, una zona di mare particolarmente affollata e quindi per molti versi da considerarsi a rischio, zona ove insistono la maggior parte dei divieti e delle restrizioni, è divenuta il luogo ove un numero via via crescente di un unità da diporto possono navigare senza esporre alcun codice identificativo ed ove è possibile condurre unità di una qualsiasi dimensione (max 24 metri), purché motorizzate con meno di 40,8 CV, senza avere la necessità di comprovare le proprie capacità nautiche. Se questo non è un paradosso!

 

E’ questo il tipo di sviluppo sul quale vogliamo investire? A giudicare dai fatti sembrerebbe proprio di si.

      

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